Leo4Bebe ovvero…una condizione mentale…

Spesso mi trovo a riflettere su alcune cose che vedo nella vita di tutti i giorni. Ripenso a tutti i modi in cui, negli anni, si è cercato di definire, e si cerca ancora, una persona che possiede alcune menomazioni fisiche quali mancanza di qualche arto, oppure qualche sintomo postumo di una malattia che renda difficoltoso lo svolgere azioni quotidiane, tipo camminare o salire le scale. Handicappato? Portatore di handicap? Disagiato? Svantaggiato? Disabile? Diversamente abile? Sono tanti i termini coniati che, forse, si sono un po’ affinati nel tempo ma non fanno capire fino in fondo che mondo sia quello di una persona che, oltre a fronteggiare i disagi della vita in generale, deve fare i conti anche con le proprie difficoltà fisiche. Per quello che mi riguarda sono venuto a conoscenza di questo mondo, dopo averlo sempre guardato con diffidenza, nell’ormai lontano 2002 quando, a lavoro, ebbi modo di conoscere Elisa, quella che è diventata una delle mie migliori amiche.

Elisa, genovese doc, ha una paralisi alle gambe dalla nascita e cammina con l’ausilio dei bastoni a cui si appoggia ma è stata una campionessa italiana di nuoto per anni ed è lei che, grazie al nuoto che anche io ho sempre praticato a livello agonistico, mi ha fatto conoscere il mondo del nuoto per disabili (o diversamente abili?) con cui sono entrato subito in sintonia. Ho nuotato per tanto tempo insieme a persone con varie patologie che andavano dalla mancanza di arti per vari motivi, alla sindrome di Down, a malformazioni fisiche dalla nascita, alla cecità completa. E quasi tutti facevano, e ancora fanno, nuoto agonistico con brillanti risultati. Ho fatto l’assistenza in vasca per oltre dieci anni come volontario nel settore nuoto con l’associazione sportiva di Firenze che si occupa di queste persone (l’associazione PoHaFi di Firenze) e ancora oggi ogni tanto vado a dare una mano quando c’è bisogno. Con Elisa mi sento spesso anche adesso che ha smesso di fare le gare per stare dietro ai figli. Frequentando l’ambiente oltre ad essermi fatto molti amici ho anche capito due cose fondamentali. La prima cosa, e più importante, è che non ci sono “alieni”, ci sono solo persone normalissime che hanno una particolare condizione di vita che non è uguale alla tua, la seconda è che se hai un buon carattere e vuoi fortemente una cosa, la puoi ottenere anche con i mezzi che hai. Ho visto gente, alle gare, nuotare senza bracci e senza gambe e magari andare più veloce di me che ho, e dico fortunatamente per ora, tutte le mie cose a posto. Mi sono chiesto per anni come facessero, forse ancora oggi me lo chiedo. Ho capito poi col tempo che è tutta questione di testa, di condizione mentale, di come ti senti, di come affronti la vita, quindi la cosiddetta disabilità o diversità, non è tanto fisica, inutile cercare una parola per descrivere queste persone, ma è dentro di te. La disabilità è uno stato dell’anima e poco importa se hai o no le tue gambe o le tue braccia perfettamente funzionanti.

Tutti questi pensieri hanno trovato ulteriore conferma quando sono stato invitato giorni fa, insieme a Matteo Castellani, gallerista del Puzzle Firenze, e al pittore Vincenzo Gualano, alla serata di beneficenza Leo4Bebe. Ero in qualità di invitato ma anche di fotografo ufficiale della manifestazione quindi con una bella responsabilità che però mi rendeva abbastanza carico, tanto per tornare al discorso degli stati mentali.

Leo4Bebe è stata una serata organizzata dal Leo Club Scandicci Casellina e Torri e dal Leo Club Firenze Sud Valle del Sieve a sostegno dell’Associazione art4sport Onlus. Questa associazione sportiva supporta i ragazzi amputati e li accompagna nel mondo dello sport ed è stata fondata dai genitori di Beatrice Vio, una ragazza diciottenne veneziana che pratica scherma a livello agonistico, che nel 2008 è stata colpita da una terribile meningite che le ha provocato l’amputazione delle braccia e delle gambe. Beatrice (Bebe), grazie anche alla sua giovane età e al suo carattere, non si è scoraggiata ed è andata avanti fino a ristabilirsi completamente e a continuare la sua vita di prima con l’ausilio di apposite protesi, diventando in poco tempo un’affermata campionessa di scherma. Il Leo Club si è subito prestato alla presentazione, oltreché dell’atleta, anche del suo libro “Mi hanno regalato un sogno” in cui Bebe racconta la sua esperienza prima terribile, poi bellissima.

Su un palco davanti a più di 300 persone accorse nella bellissima location delle Serre Torrigiani a Firenze, Bebe dopo aver rilasciato varie interviste a tv locali e nazionali, anche loro giunte sul posto, ha raccontato se stessa, la sua storia passata e come si svolge ora la sua vita con un entusiasmo e una naturalezza che ha lasciato tutti esterrefatti. Con una parlantina degna del più quotato dei presentatori e con una forte presenza scenica nonostante il fisico minuto, ha intrattenuto tutti per quasi un’ora che è volata via senza che nessuno se ne accorgesse tanto era l’interesse suscitato. Bebe andrà il prossimo anno alle Paraolimpiadi di Rio De Janeiro e si sta preparando a questo con duri allenamenti nonostante tutti gli altri impegni, primo fra tutti la scuola. Infatti ora riesce perfettamente a fare tutto ciò che faceva prima della malattia. Le sue parole ci hanno dato una lezione di vita, ci hanno fatto capire quanto sono importanti le motivazioni qualunque condizione una persona abbia, e il suo sorriso e la sua leggerezza rimarranno a lungo impressi. C’era anche un altro ragazzo in sala, un ragazzo fiorentino di nome Tommaso Nistri che, colpito dalla stessa malattia recentemente, si è ritrovato amputato su una carrozzella. A lui Bebe ha dato incoraggiamento con parole giuste e semplici ed esortandolo a non mollare e a continuare a fare sport, dandogli anche dei consigli preziosi. Penso che Bebe sia per lui un’ottima medicina e sicuramente, lo spero, rimarranno in stretto contatto in futuro.

Mentre ascoltavo questa ragazza e le facevo le foto sul palco, non potevo fare a meno di andare indietro col pensiero e di rivedermi, durante un meeting sportivo, a guardare la gare di nuoto di un ragazzo del nord Italia, non mi ricordo di dove di preciso e adesso non mi ricordo neanche più come si chiamasse, che faceva il dorso senza gambe e senza gli avambracci e che fece il record italiano della categoria. Per mesi e mesi ho pensato come fosse possibile ciò, io che, con tutti gli arti a posto, facevo fatica ad ottenere buoni risultati nelle mie gare master….magari nella stessa gara del dorso. Solo dopo tanto tempo ho forse trovato una risposta.

La serata si è conclusa con una cena collettiva a cui Bebe e la sua famiglia non hanno potuto partecipare perché dovevano tornare a casa. Ma sicuramente sarà rimasta nella mente di tutti.

Le sue parole mi hanno confermato il pensiero che ho da tempo e che ripeto: la vera disabilità è un fatto mentale prima che fisico.

Fotografie di Alessandro Giannini – Scattovisuale

Leo4Bebe

Lions Club firenze

http://www.art4sport.org/

http://www.serretorrigiani.it

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